ETICA



Se mi chiedessero cosa spero di procurare a chi si rivolge a me, risponderei chiarezza mentale e audacia nel cuore. Per questo vedo nei Tarocchi lo strumento giusto, in quanto credo che, piuttosto che di predizione del futuro, si tratti di un'antica forma di assistenza psicologica, tramite la trasmissione di informazioni di natura filosofico-spirituale, insite nei simboli in essi contenuti. Ma anche questo è riduttivo in un certo senso, in quanto sono comunque in grado di rivelare le energie della nostra vita passata, presente e in entrata e dunque "a venire" e di indicare ad esempio azioni future molto probabili. Quindi direi piuttosto che la verità stia nel mezzo, tra predizione e consulto psicologico-spirituale.

Se parlo di azioni future molto probabili è perché non esiste un destino fisso e immutabile, inoltre un'idea simile sarebbe controproducente per l'individuo. Di sicuro è assai conveniente invece per numerosi operatori del settore che sfruttano l'idea quale escamotage pubblicitario, in quanto oltre a contribuire alla loro aura di mistero, li mette in posizione di potere rispetto al consultante.

Credo invece che l'uso più autentico dei Tarocchi sia di restituire il potere nelle mani del consultante stesso, laddove uno stato confusionale o negativo possano averlo gettato in un'impasse.

Come? Assistendolo nelle proprie difficoltà, senza che questo rinunci alla libertà di scelta e alle proprie responsabilità. Molti purtroppo vorrebbero solo una serie di facili istruzioni, di blande rassicurazioni, ma ritengo sia controproducente, in quanto andrei ad alimentare il loro lato più debole e passivo. S'innescherebbe così una dipendenza psicologica dannosa ed eticamente scorretta. Purtroppo molti praticanti del settore di dubbia moralità cercano proprio questo, in quanto assicura il ritorno, a volte persino su base quotidiana, del consultante oramai assoggettato. Vi lascio immaginare con quali conseguenze per la sua psiche e le sue finanze.

Si può portare conforto *senza* alimentare false speranze, o fare leva sulle fragilità personali. Il cartomante, al suo meglio, non approfitta del dolore altrui, dell'umana debolezza, piuttosto rende il consultante consapevole delle sue debolezze, nonché delle sue potenzialità e come svilupparle, il che promuove un atteggiamento propositivo che stimola le sue capacità di scelta.

A chi si rivolge a me cerco di dare una nuova prospettiva su sé stesso, su quelli che fanno parte del suo mondo e su come ci relazioniamo l'un l'altro, in modo da ricondurlo in ultimo alla luce della propria guida interiore.